COMUNICAZIONE O CONNESSIONE ?

Quelle che seguono sono alcune riflessioni, buttate giù circa un anno fa, sul tema della Comunicazione-Connessione, frutto del MIO personale percorso e sono quindi il MIO personalissimo punto di vista sull’argomento.

Cominciamo a vedere la definizione del vocabolario:

Comunicazione: In senso ampio e generico, l’azione, il fatto di comunicare, cioè di trasmettere ad altro o ad altri

Connessione: L’essere connesso, intima unione fra due o più cose; per lo più fig., legame di stretta relazione e interdipendenza tra fatti, idee e simili.

Partendo dal presupposto che due persone che decidono di fare bondage siano entrambe consenzienti possiamo affermare che tra di loro vi sia già “connessione”, tra di loro si sia già instaurato un legame di stretta relazione e interdipendenza, allo stesso tempo però non possiamo affermare che stiano comunicando (sia perché chi comunica potrebbe non farlo nel modo giusto, sia perché il destinatario della comunicazione potrebbe non essere in grado di interpretare ciò che gli viene trasmesso).

Ci concentreremo quindi sulla comunicazione.

La comunicazione, è parte integrante del bondage giapponese insieme a tecnica ed estetica.

Nello stile che facciamo noi è fondamentale.

La tecnica si impara e si perfeziona con la pratica: tanta

L’estetica si sviluppa con la pratica: tanta

E la comunicazione? Anche alla comunicazione ha bisogno di pratica, ma allo stesso tempo deve essere la molla che ci spinge ad apprendere la tecnica e sviluppare il nostro senso estetico.

Di base dobbiamo sentire di avere qualcosa da dire, qualcosa da dare, e le corde sono soltanto un mezzo per comunicarlo, allo stesso modo in cui potrebbe esserlo una canzone, una poesia, un mazzo di fiori.

La voglia di comunicare deve però essere sincera, deve partire dal cuore, deve essere una cosa “di pancia”, allo stesso modo se si decide di legare una persona, deve esserci un interesse vero a compiere quel gesto, altrimenti, la comunicazione diventa banale, svogliata, quasi una chiacchiera di circostanza e diventa una brutta esperienza per entrambi.

Non stiamo infatti parlando solo di una persona che ci sta dedicando il suo tempo per permetterci di fare pratica: “non ci si allena a fare kinbaku: lo si fa e basta” – cit. Riccardo Wildties

 

Ricordiamo sempre che noi leghiamo per Lei e solo per Lei, dobbiamo fare in modo che ogni legatura sia un’emozione speciale.

Non è facile, soprattutto all’inizio, quando siamo impacciati e insicuri sulla nostra tecnica, non è facile neanche per le modelle all’inizio, dove ogni cosa è nuova, ogni cambiamento, ogni corda, deve essere metabolizzato, processato.

 

Non è facile quando ad ogni minuto corrispondono almeno 5 nostri “tutto bene?” e Lei non riesce a lasciarsi andare a causa nostra (e ci sono passato anche io: ricordo ancora quando le prime volte in cui la modella era a testa in giù, io ogni 5 secondi le chiedessi se fosse tutto a posto).

All’inizio può sembrare difficile parlare di comunicazione: NON E’ COSI’

Immaginiamo quando, appena presa la patente, abbiamo chiesto ad una ragazza di uscire: eravamo più concentrati su di Lei o sulla strada? Credo sulla strada, ma arrivati ci siamo dedicati a Lei, quando eravamo fermi al semaforo il nostro sguardo era per Lei, ci siamo presi i nostri tempi, ecco le corde funzionano allo stesso modo: all’inizio impiegheremo più tempo nel fare la strada, ovvero ad eseguire la legatura, ma ricordiamoci sempre di quello che ci ha offerto Lei e del compito che ci siamo assunti noi, quindi non sleghiamola subito per provare un’altra legatura: non stiamo facendo una gara a chi ne fa di più (e poi non credo che raggiunta la meta abbiate girato la macchina e l’abbiate riportata subito a casa), dedichiamoci a Lei, facciamola stare bene, o “male” a seconda dei gusti, accarezziamola o sculacciamola, per esempio, ma dedichiamoci a Lei, le corde sono un mezzo, proprio come la macchina che ci ha portato al luogo del nostro appuntamento di cui parlavamo prima.

Se poi ci pensiamo così facendo stiamo unendo un noioso momento di pratica ad una cosa sicuramente piacevole per entrambi, sarebbe stupido non farlo.

Con la pratica ovviamente si acquisisce una maggiore padronanza del mezzo, non si deve perdere tempo a pensare a come si faccia questa o quella legatura e si avrà ancora più tempo da dedicare a Lei, fino a tendere a dedicare l’intero tempo a Lei

Ma come?  Come dedicare TUTTO il tempo a Lei se il tempo per la legatura, anche se più breve degli inizi non potrà mai essere zero?

Cominciando ad usare la corda in maniera diversa, duplice: da un lato per creare la legatura che vogliamo e dall’altra sperimentando una gestualità nuova, più sicura e consapevole.

Dove oltre al gesto di mettere una corda, diventa importante il “come” la si mette quella corda e lì sta a noi dirle quello che vogliamo ma senza utilizzare le parole, solo con la nostra gestualità, con dolcezza o con irruenza, come sempre però: l’importante è avere qualcosa da dire, e questo è sempre più evidente a mano a mano che progrediamo con il nostro apprendimento.

Se siamo vuoti e senza niente da dire Lei lo percepirà e noi avremo fallito miseramente la nostra pantomima e cosa ben più grave le avremo mancato di rispetto.

Rispettate sempre le vostre modelle e non pensate mai: “ecco questa cosa non l’ha retta, non è in grado”,

No: la colpa è sempre e solo di noi che leghiamo, perché anche una legatura perfetta può far urlare di dolore una modella che non siamo stati capaci di portare nel “suo mondo”, mentre una modella a cui avremo fatto una legatura forse non proprio perfetta ma a cui saremo stati capaci di prendere la testa, forse alla fine della sessione ci dirà che sì, potevamo fare meglio questa o quella cosa, ma sarà comunque stata bene.

Bene, stiamo diventando bravini, adesso però non commettiamo l’errore di pensare di essere arrivati, di dire: sono bravo, tutte cascano ai miei piedi perché sono capace di farle stare bene:

– primo: stiamo dimenticando che è comunque Lei che decide se abbandonarsi, e basteranno un paio di persone per demolire le nostre certezze e farci sentire un po’ meno onnipotenti (a meno che scegliamo di definirle “pezzi di legno” per scaricare su di loro le vostre mancanze;

– secondo: se leghiamo per presunzione, per ego per esibizionismo state pur certi che Lei lo percepirà, così come anche chi ci osserva.

– terzo: secondo me la sfida vera non è mai quella di legare questa o quella persona, la sfida vera è riuscire a conquistarla ancora prima di chiedere di legarla, è fare in modo che sia lei ad aver voglia di essere legata da noi prima che glielo chiediamo, e per fare questo dobbiamo essere autentici: sempre, e dare tutto: sempre.

Così come il primo appuntamento è sempre un’emozione speciale, per tutto quello che l’ha preceduto, così la prima volta che leghiamo una persona deve essere altrettanto speciale per…tutto quello che l’ha preceduto (che per me non può essere un semplice: “scusa posso legarti” detto ad una persona vista cinque minuti prima).

Facciamoci conquistare dalla persona che leghiamo, facciamolo ogni volta, cerchiamo di capire cosa vuole e cosa no, cosa potrebbe piacerle e cosa no, senza parole, solamente osservandola e tranquilli che ogni volta ci sarà parecchio da lavorare, ancora prima di aprire il furoshiki, anche se la persona che ci apprestiamo a legare è la nostra partner.

In fin dei conti, non è forse quello che facciamo in ogni relazione umana tutti i giorni?

Per quale motivo nel kinbaku le cose dovrebbero essere diverse?

Non dobbiamo essere semplicemente persone che legano altre persone ma dobbiamo essere “creatori di esperienze”.

E le più grandi esperienze si costruiscono un pezzo alla volta, senza fretta ma con costanza e determinazione, occorre pazienza, il kinbaku è una disciplina, richiede sforzo, richiede sacrificio, richiede dedizione.

A volte richiede rinunce, anche se pesanti.

Rinunciamo per esempio a legare una persona se siamo stanchi, cerchiamo di essere consapevoli dei nostri limiti e ricordiamoci che stiamo compiendo un’attività potenzialmente pericolosa: andreste in macchina con un conducente stanco e assonnato? Io no.

Allo stesso modo, abbiate rispetto per chi vi sta facendo un dono così importante: avrete la sua vita tra le vostre dita, siete sicuri di essere in grado di gestirla? Per esperienza so che nessuna si offenderà per un NO,  scelta matura e responsabile.

Un altro caso in cui non lego, ma questa è una scelta personale, altre persone sicuramente valutano e gestiscono in modo diverso, è se uno dei due è nervoso o arrabbiato. Le corde sono un grande amplificatore di emozioni e l’ultima cosa che voglio è trasmettere il mio nervosismo o la mia arrabbiatura, amplificati, ad una persona che nulla può dei miei problemi.

Se sappiamo già di non essere in grado di creare la nostra “bolla”, lasciamo stare.

E ricordiamo che nel bondage non ci sono seconde opportunità, la stessa scena, le stesse emozioni non ricapiteranno mai più, sono effimere, durano lo spazio della legatura e poi svaniscono, quindi godiamocele fino in fondo, impegniamoci fino in fondo per far sì che sia speciale, unico, perché non ricapiterà mai più così.