Come sempre quelle che seguono sono le mie personali opinioni.

Forse qualcuno si riconoscerà in taluni episodi, non prendetela come un attacco personale: non è neanche detto si parli di voi 🙂

 

Negli ultimi tempi si è parlato molto di Consenso anche e soprattutto a causa di recenti brutti episodi di cronaca.

Non conosco direttamente i fatti e le persone loro malgrado coinvolte e quindi non intendo parlarne qui, ma la cosa mi ha fatto invece riflettere su quello che ho visto e vedo nel mio piccolo quotidiano.

Si è tornati a parlare di SSC, RACK, PRICK, CCC, modelli di comportamento da adottare nelle diverse situazioni di gioco.

Credo che alla base di tutta la necessità di sviluppare dei codici di comportamento, delle linee guida, dei protocolli, ci sia l’amara constatazione che, quando si parla di sesso, di corde, di bdsm vale l’assioma per cui: ha detto di si, posso fare tutto; quando si parla di bondage, di bdsm e di sesso tutte quelle regole della convivenza civile e soprattutto il buonsenso vengono miseramente dimenticati e tutto diventa possibile.

Bisognerebbe invece cominciare a pensare che quello che facciamo, nel bene e nel male non è un mondo a sé stante ma è una parte, a volte piccola a volte più grande della vita di una persona, del suo mondo reale, della sua vita reale.

Vedo più spesso di quanto si possa immaginare comportamenti che la maggior parte classifica come distrazione o altro ma mai come episodi che abbiano a che fare con il consenso. Secondo me andrebbero visti da un punto di vista meno egoistico da parte di chi lega, meno tollerante dal punto di vista di chi osserva e un po’ più consapevole dal punto vista di chi si fa legare.

Alcuni esempi:

E’ bello legare tante persone diverse, soddisfa e appaga sicuramente il nostro ego.

– Ma quanti mettono poi in pratica quello che a volte predicano loro stessi con post ad effetto sui social? Quanti, con ogni modella, sono disposti a fare il percorso piano piano, senza fretta, a volte mettendo a freno la voglia della modella stessa di arrivare alle sospensioni o a cose difficili?

– Quanti sono disposti a dire “no, oggi non si lega e parliamo” (magari dopo che la modella si è fatta anche 100 chilometri per venire da noi), solo perché hanno notato che la persona che hanno di fronte, quel giorno, ha qualcosa che non va? (lo so che la maggior parte neanche se ne accorge se la modella ha qualcosa che non va, le basi delle relazioni umane magari un’altra volta…)

– Abbiamo la competenza tecnica sufficiente a non occupare tutto il nostro tempo a pensare alla legatura e poterci quindi dedicare all’ascolto (non solo con l’udito) e all’osservazione della persona che stiamo legando?

Vedo persone che sono prese da una semplice legatura e non si accorgono dell’insofferenza della modella, o addirittura non sentono quando questa cerca di comunicare.

Vedo persone sospendere in inversa e poi prese dal panico (perché non voglio pensare che siano così stupide da non farlo per altri motivi) al richiamo della modella neanche si abbassano per ascoltarla, neanche la guardano, ma continuano a guardare le corde e quando quasi miracolosamente le rispondono lo fanno parlando ai piedi della modella (non inteso come inginocchiarsi ma proprio come se i piedi avessero orecchie per sentire).

Sento modelle dire: “mettimi giù” e vedo legatori che cercano di continuare… ora io non ho mai usato i colori o altre cose simili ma nel vocabolario del buon senso “mettimi giù” equivale a mettimi giù “ora”, senza se e senza ma.

Ma quello è soltanto ego, si dirà.

Forse si, forse è solo ego e stupidità.

E se provassimo per un attimo a cambiare la prospettiva?

Una persona ha “accettato di mettersi completamente nelle nostre mani” (frase quanto mai inflazionata) e noi abbiamo parimenti dichiarato di prendercene cura:

– Legare una persona a terra perché Lei vi ha detto che da voi non vuole essere sospesa, e con una errata manipolazione del corpo riuscire a rovinare anche quella, salvo poi giustificarci con “non capisco il perché, altre volte mi era riuscita (con altre modelle ovviamente) fa parte del “prendersi cura della persona”?

– Sospendere una persona e passare tutto il tempo o quasi a guardare le corde e cosa stiamo combinando, senza fermarsi mai a guardare come la modella stia vivendo la cosa fa parte del “prendersi cura della persona”?

– Portare una modella legata una volta, o una mai legata prima ad un corso avanzato e quando questa ha dei problemi non capire neanche il perché, fa parte del “prendersi cura della persona”?

– Cercare di mantenere una persona legata e in sospensione quando questa vi ha detto: “mettimi giù” fa parte del prendersi cura della persona?

No perché … avevamo detto che ce ne saremmo presi cura, e il suo consenso si basava proprio su quelle competenze e capacità che avevamo tanto orgogliosamente millantato… siamo sicuri di aver onorato fino in fondo le nostre promesse?

Dal mio personale punto di vista no.

Per come la vedo io non è solo da classificare come sfogo di un notevole ego ma ha a che fare con il consenso.

Si potrebbero probabilmente scrivere libri sul fatto che non sia una vera e propria violazione ma sia stato un consenso ottenuto con l’inganno (per usare espressioni forbite), ma la sostanza non cambia.

Per come la vedo io il consenso è rispetto per l’altra persona e questi non mi sembrano comportamenti rispettosi, sono sicuramente episodi meno gravi dei recenti fatti di cronaca (stupri e violenze), ma sono comunque un sintomo di quello che dicevo all’inizio: quando si parla di bondage tutte le regole della convivenza civile ed il buon senso vengono dimenticate.

E allora via a codici di comportamento e protocolli vari, salvo poi accorgersi che anche questi, per quanto concepiti per nobili motivi hanno una variabile capace di mandare a monte tutti i buoni propositi: la mente umana.

Penso che un margine di imprevedibilità residua della mente e dei suoi comportamenti sia inevitabile ma penso anche che sia necessario ridurla al minimo possibile e per fare questo serve educazione.

Oddio adesso via ai workshop sul consenso?

No no, sto parlando di quella cosa che nel vocabolario, tra le definizioni recita:

– Formazione dell’uomo come soggetto responsabile in quanto membro di una comunità, formazione di cui si cercano i precedenti culturali in una lunga tradizione storica che si fa risalire fino all’antichità. In tal caso, essa non si traduce in un insegnamento specifico, ma s’identifica con la stessa formazione umana e culturale del soggetto.

– Conoscenza dell’ordinamento politico e giuridico di una determinata comunità, a cui l’allievo viene progressivamente introdotto al fine di poter svolgere una funzione attiva e responsabile nel contesto della vita civile e sociale.

– Pratica diretta delle regole della convivenza civile, a cominciare dalla partecipazione degli allievi alla gestione stessa delle attività.

Sembra impossibile nel 2019 ma sono le definizioni che il vocabolario Treccani da alla voce: Educazione civica.

Ecco, dal mio punto di vista, se solo ci fosse più educazione civica in chi si appresta a compiere certe pratiche forse le cose andrebbero diversamente.

E’ deprimente, come insegnante ma prima ancora come persona, vedere che alla fine il bondage viene visto solo e unicamente come un mezzo poter apparire e la modella non è che uno strumento, smette di essere una persona che va apprezzata e valorizzata proprio per il suo essere persona e diventa un oggetto al nostro (…) servizio.

Frutto di una società che non ha tempo e divora tutto, facciamo la legatura poi la fotina e speriamo di avere tanti bei pollicioni… ma davvero vi sentite realizzati così?, davvero per voi le relazioni umane sono questo? E se da domani internet smettesse di funzionare? Chi vedrebbe la vostra fotina? Di certo non quegli “amici” virtuali (non molto diversi da quell’amico immaginario dell’infanzia) che vi polliciavano così tanto.

E’ triste vedere che una volta legata la modella il primo pensiero sia: dove ho il telefonino che così faccio la foto.

Vorrei vedere persone che a quel punto invece si fermano e ringraziano ammirando la modella per quello che ha dato loro, e gli ha fatto vivere.

Vorrei vedere carezze che partono dalla pancia e dal cuore e non da mani sempre più vuote.